lunedì 11 aprile 2011

Ci manca anche questa

E' la prima volta che nel blog postiamo commenti che sconfinano nel mondo politico. Tutto sommato si tratta di un blog in cui vogliamo solo narrare le nostre vicende, fare conoscere a quanti ci leggono la nostra storia e simile a quella di tanti altri pezzi di multinazionali che fanno e disfano senza che nessun governo si opponga. Il potere spesso lo hanno loro, e sono loro a ricattare governi nazionali ed amministrazioni locali. Ma ora vogliamo spendere qualche rigo per commentare le parole di Gianfranco Fini, che si scaglia contro il governo (ma non c'era anche lui nel governo fino a pochi mesi fa? ) e soprattutto si schiera con i precari, parlando di "inaccettabile flessibilità". Sembrerebbe sentir parlare qualche testa calda della sinistra radicale quando ecco la postilla che rincuora tutti quelli che si erano preoccupati di avere perso per strada il buon vecchio caro Fini: un contratto unico che elimini tutte queste modalità di precariato "ma con possibilità di licenziare", pensiero comune a Luca Cordero di Montezemolo che, purtroppo, sta meditando di scendere in politica. Ma che bella idea: senz'altro da condividere, perchè no. Cosi anzichè chiederci ora quale sarà il nostro futuro, anzichè chiederci se saremo esternalizzati o trasferiti chissà dove, la risposta la avremmo avuta già in tasca: tutti a casa o al più nei giardini pubblici o per strada a guardare gli scavi dei lavori per strada come fanno i pensionati.
Certo, una formidabile idea quella di liberalizzare i licenziamenti per affrontare il precariato: è un po' come mettere un ubriaco alla guida di un'auto di grossa cilindrata. Ma quando si propongono certe soluzioni, si ha la minima idea di cosa si stia parlando? Chi fa proposte di questo tipo ha mai lavorato come dipendente nel settore privato?
Già con le leggi attuali si fa una fatica del diavolo a salvaguardare il proprio posto di lavoro: questa situazione la stiamo vivendo sulla nostra pelle. Mettiamoci anche quelli che come Marchionne si divertono a ricattare i lavoratori (è in atto un altro ricatto per lo stabilimento Bertone di Grugliasco) ed il quadro è completo. Il mondo del lavoro sta facendo dei passi da gigante ... all'indietro. Stiamo velocemente ritornando all'inizio del secolo scorso, nelle tutele dei diritti dei lavoratori, così come negli orari di lavoro. Questa involuzione si fermerà? Forse si ma solo se le forze politiche ricollocheranno i lavoratori al centro delle loro attenzioni. Ma le forze politiche italiane non sembrano andare in questa direzione, né quelle di governo né quelle di opposizione. E nemmeno i nostri industriali, che sembrano avere come modello gli imprenditori alla Marchionne, che fanno privatizzazione dei profitti e pubblicizzazione delle perdite. Da parte delle imprese va cambiato il modo in cui si considerano i propri lavoratori, spesso considerati un costo anziché un patrimonio da tutelare. E come sempre in questi ultimi anni in cui la crisi ci attanaglia, dovremmo prendere esempio dai tedeschi, dove la Siemens, una delle più grosse multinazionali europee, fa accordi con l'IG Metall, il sindacato corrispondente alla nostra FIOM, per garantire il posto di lavoro ai propri dipendenti. Potete approfondire l'argomento sul Corriere della Sera. E la Germania traina la ripresa in Europa. Sarà perché Merkel non ha problemi con la giustizia?

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