domenica 26 giugno 2011

Alcune modeste considerazioni

Lo scorso sabato sera, in una scuola di musica comunale di una cittadina della provincia di Bari, si svolgeva il saggio di fine anno per i piccoli studenti. Uno dei giovani docenti, circa trentenne, alla fine del saggio annunciava che dal prossimo anno non avrebbe più insegnato pianoforte ai bambini in quella scuola. Dal prossimo mese andrà a vivere per lavoro a Milano.
Diplomato con lode al conservatorio di Bari, laureato con lode in ingegneria ambientale al Politecnico di Bari, questo giovane ragazzo raffigura un'altra delle immense risorse che il nostro Mezzogiorno continua a perdere. Una continua emorragia delle persone migliori, della parte sana del nostro mezzogiorno. Alla nostra terra vanno date risorse, e non parliamo di squallido assistenzialismo, ma di infrastrutture e di progetti intelligenti e ad ampio respiro, non disegni miopi che non vanno oltre l'elargizione di qualche euro di elemosina,
La nostra terra continua a perdere risorse umane, complicando sempre di più la situazione attuale. Tornano in mente le parole dette in uno degli ultimi incontri al MiSE sulle capacità personali di ricollocazione e, al tempo stesso, torna alla mente ciò che la precaria a cui il ministro Brunetta non ha voluto concedere la parola ha detto alla festa dei 110 anni della FIOM a Bologna e, parafrasandola, noi non rappresentiamo il nostro fallimento, ma il fallimento di una politica che sul lavoro non ha investito e continua a non investire. Le sole cose fatte in questi ultimi anni nel mondo del lavoro sono state un sempre più incalzante attacco alla contrattazione collettiva nazionale, soprattutto nel settore metalmeccanico; un sempre maggiore impoverimento dei diritti dei lavoratori, diritti acquisiti anche col sangue e con le lotte dalle generazioni che ci hanno preceduti; una sempre maggiore instabilità e precarietà del lavoro che ormai non garantisce al lavoratore la possibilità di pianificare il proprio futuro. Ed anche le forze politiche che hanno sempre al centro delle loro attenzioni "la famiglia" dovrebbero muoversi e fare qualcosa per riportare il lavoro al centro dell'agenda politica perché senza lavoro non ci può essere nemmeno famiglia.

2 commenti:

  1. Vorrei fare una considerazione: se vogliamo che anche il SUD abbia il suo ruolo produttivo bè è arrivata l'ora di alzar la testa. Se è vero che l'assistenzialismo è stata la risorsa maggiore elargita al sud è arrivato il momento di farsi promotori di se stessi. Anche il cieco attaccamento al contrattone nazionale ritengo non ci faccia del bene: se ogni sito industriale deve rispondere al territorio anche i contratti nazionali possono e devono avere la propria profilatura (e questo lo dice anche un uomo di sinistra come Ichino). Bisogna proporre alternative e lo dobbiamo fare noi altrimenti lo faranno Marchionne e gli altri e a noi verrà concesso solo un referendum prendere-o-lasciare.

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  2. Il CCNL non possiamo derogarlo. E' ormai la nostra unica ancora di salvezza, anche se è poca cosa. il Sud deve rialzarsi ma non facendo il partito del Sud da contrapporre alla lega e tutte 'ste boiate. Occorre lavorare tutti insieme, tutti gli italiani, affinché nessuno sia al traino di nessun altro.

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